Le donne che hanno costruito la scienza del gioco

Le donne che hanno costruito la scienza del gioco

Ecco una traduzione n italiano dell’articolo “The Women Who Built Play Science” di Mia Sundstrom , pubblicato da NIFPlay (National Institute for Play). In italiano i materiali su questi temi sono ancora pochi, per questo porto qui il lavoro di fonti autorevoli. Per l’articolo originale completo: https://nifplay.substack.com/p/the-women-who-built-play-science

Le donne che hanno costruito la scienza del gioco

Quindici ricercatrici, educatrici, cliniche e innovatrici che hanno dimostrato come il gioco ci aiuti a imparare, creare, connetterci, riprenderci e dare il meglio di noi.

Mia Sundstrom | NIFPlay 8 ottobre 2026

Questa è la seconda parte di una serie sui pionieri della scienza del gioco. Questo elenco non vuole essere esaustivo né definitivo rispetto alle tante menti che hanno contribuito a far crescere questo campo campo di ricerca. Buona lettura!

Quindici donne in tutto. Più di un secolo di ricerca. La ricerca sul gioco oggi sarebbe molto diversa senza il loro contributo. Ecco le prove, in un ordine che va dall’aula al laboratorio, alla foresta, al parco giochi, alla clinica, con uno sguardo al futuro. Il loro lavoro mostra che il gioco non è una fuga dalla vita seria, ma un modo, sostenuto dalla ricerca, per imparare, creare, connettersi, recuperare e gestire meglio la pressione.

1. Dott.ssa Maria Montessori: la donna che prese il gioco sul serio

La Montessori fu una medica italiana che rivoluzionò l’educazione della prima infanzia all’inizio del Novecento. Osservò i bambini in modo sistematico e concluse che costruiscono da loro la propria intelligenza attraverso l’esplorazione autonoma e pratica. Quell’osservazione divenne un quadro teorico su come l’attività spontanea guidi lo sviluppo neurologico e sociale. I suoi metodi sono ancora alla base dell’educazione centrata sul bambino in tutto il mondo.

Gli adulti lo chiamavano giocare, lei lo chiamava lavoro, e progettò l’intera classe intorno al gioco.

  • Sostenne il gioco intenzionale e autonomo come “lavoro” naturale ed essenziale del bambino per lo sviluppo neurologico
  • Ideò materiali tattili pensati per stimolare l’esplorazione sensoriale, la motricità fine e la risoluzione autonoma dei problemi
  • Istituì l'”ambiente preparato”, un quadro fatto di libertà di movimento e scelta strutturata che sostiene la spinta innata del bambino ad apprendere
  • “…[il gioco è] il lavoro che egli deve fare per crescere.” — Maria Montessori, La mente del bambino (The Absorbent Mind, 1949)

2. Dott.ssa Doris Bergen: la donna che mise il gioco simbolico nel programma di studi

Iniziò insegnando alle elementari e non smise mai di osservare come giocano i bambini. Bergen portò quella curiosità da insegnante alla Miami University, in Ohio, dove la sua ricerca si concentrò sul gioco simbolico (il “far finta”) e sullo sviluppo cognitivo. Studiò anche il gioco mediato dalla tecnologia, il gioco sociale nei bambini autistici, l’umorismo nei bambini plusdotati e il gioco tra culture diverse. Pubblicò dodici libri e oltre 150 articoli e capitoli, e diresse per undici anni il Dipartimento di Psicologia dell’Educazione. Ha co-diretto il Center for Human Development, Learning, and Technology, che l’università ribattezzò in suo onore quando andò in pensione nel 2013.

Un’insegnante che ha passato una vita a promuovere il gioco e oggi ha un centro di ricerca che porta il suo nome.

  • Sostenne che un gioco simbolico più ricco costruisce conoscenza sociale, empatia e resilienza emotiva
  • Sintetizzò le prove che un gioco simbolico di alta qualità favorisce l’assunzione di prospettiva e, più avanti, il pensiero astratto, in “The Role of Pretend Play in Children’s Cognitive Development” (2002)
  • I suoi documenti professionali riposano oggi nella Brian Sutton-Smith Library and Archives of Play dello Strong National Museum of Play, a Rochester, New York
  • “Sono stata una promotrice del gioco per tutta la vita.” — Doris Bergen, intervista all’American Journal of Play (2016)

3. Dott.ssa Sandra W. Russ: la donna che misurò il far finta

Russ, Distinguished University Professor Emerita alla Case Western Reserve University, ha messo a punto strumenti validati per misurare il gioco simbolico dei bambini, tra cui l’Affect in Play Scale. La sua ricerca mostra che la ricchezza di affetti e di fantasia nel gioco di un bambino predice in modo affidabile creatività, flessibilità nel far fronte alle difficoltà e benessere emotivo. Ha inoltre condotto studi longitudinali che hanno seguito l’influenza del gioco fino all’età adulta. Il suo lavoro sugli interventi basati sul gioco mostra che le capacità di gioco dei bambini si possono rafforzare, con benefici duraturi per il pensiero creativo e la salute emotiva.

Il far finta, a quanto pare, lascia impronte misurabili.

  • Ha scritto Pretend Play in Childhood: Foundation of Adult Creativity (APA, 2014), una rassegna delle prove sul fatto che i processi centrali della creatività compaiono nel gioco simbolico
  • Ha scritto Affect and Creativity: The Role of Affect and Play in the Creative Process (1993)
  • Ha trascorso 47 anni alla Case Western Reserve e ha deciso un lascito per istituire lì una cattedra di psicologia infantile
  • “Il gioco insegna loro competenze per la vita che possono portare con sé nell’età adulta…” — Sandra Russ, comunicato stampa della Case Western Reserve University (2013)

4. Dott.ssa Alison Gopnik: la donna che sorprese i neonati a fare scienza

Gopnik è una psicologa dello sviluppo e filosofa a UC Berkeley che studia come i bambini imparano, pensano e immaginano. La sua ricerca ha contribuito a fondare la teoria della mente e la “teoria delle teorie” dello sviluppo, l’idea che i bambini formulino e mettano alla prova ipotesi come fanno gli scienziati. Sostiene che il gioco dei bambini sia una delle forme di cognizione più sofisticate al mondo. Il suo TED Talk, “What do babies think?” è stato visto milioni di volte. La culla, a quanto pare, è un laboratorio, e il neonato conduce degli esperimenti.

  • Ha scritto The Scientist in the Crib (1999), The Philosophical Baby (2009) e The Gardener and the Carpenter (2016)
  • Ha definito i neonati e i bambini piccoli la divisione di ricerca e sviluppo della specie umana
  • Insegna a UC Berkeley dal 1988 come professoressa di psicologia e professoressa affiliata di filosofia
  • “Quando i bambini fanno esperimenti, lo chiamiamo ficcare il naso dappertutto, oppure giocare.” — Alison Gopnik, TED (2011), “What Do Babies Think?”

5. Dott.ssa Marian C. Diamond: la donna che diede un parco giochi ai ratti e rivoluzionò le neuroscienze

Diede dei giocattoli ai ratti da laboratorio e cambiò ciò che sappiamo del cervello. Diamond, una delle fondatrici delle neuroscienze moderne, produsse a UC Berkeley la prima prova definitiva della neuroplasticità. I ratti cresciuti in ambienti arricchiti e pieni di gioco sviluppavano una corteccia cerebrale misurabilmente più spessa, mentre quelli in ambienti poveri mostravano un assottigliamento corticale. I suoi primi risultati sostennero la nascita del programma Head Start. La sua analisi del cervello conservato di Einstein rilevò un rapporto insolitamente alto tra cellule gliali e neuroni, e dimostrò che la neuroplasticità persiste fino a un’età estremamente avanzata.

  • Ha insegnato a Berkeley per quasi 55 anni, fino al pensionamento nel 2014
  • Le sue lezioni, conservate su YouTube, sono diventate tra i corsi più popolari di internet
  • Ha scritto Enriching Heredity (1988) e, con Janet Hopson, Magic Trees of the Mind (1998)
  • “In qualsiasi lingua, divertirsi è estremamente importante per l’apprendimento e lo sviluppo del cervello.” — Marian Diamond, citata in Psychology Today (2012)

6. Dott.ssa Vivien Pellis: la donna che guardò le lotte per gioco fotogramma per fotogramma

Ha guardato moltissimi ratti lottare, un fotogramma alla volta. Pellis è ricercatrice nel Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Lethbridge. È da lungo tempo collaboratrice e coautrice di Sergio Pellis in praticamente tutti i suoi lavori fondamentali sulla neuroscienza del gioco. La sua competenza in etologia comparata e analisi comportamentale guida lo studio, fotogramma per fotogramma, dei movimenti di gioco alla base della comprensione meccanicistica del laboratorio Pellis su come il gioco costruisca il cervello sociale. Insieme hanno scritto The Playful Brain: Venturing to the Limits of Neuroscience, un resoconto completo di come il gioco di lotta plasmi lo sviluppo della corteccia prefrontal

  • The Playful Brain ripercorre più di trent’anni di ricerca sul gioco
  • Ha co-firmato “Rough-and-Tumble Play: Training and Using the Social Brain” (Brain Sciences, 2019)
  • Gli studi del laboratorio Pellis mostrano che il gioco di lotta giovanile plasma la corteccia prefrontale
  • “Il gioco sociale è una preziosa finestra sul cervello sociale.” — Sergio e Vivien Pellis e colleghi, Frontiers in Behavioral Neuroscience (2022)

7. Dott.ssa Jane Goodall: la donna che notò che gli scimpanzé giocavano

Ha passato decenni a osservare gli scimpanzé, e ha notato che si azzuffano per gioco, si fanno il solletico e si rincorrono. La dott.ssa Goodall ha trasformato la nostra comprensione della natura umana con i suoi storici studi sul campo di lunga durata sugli scimpanzé di Gombe. Oltre alla celebre scoperta che gli scimpanzé fabbricano e usano strumenti, ha documentato il ricco gioco degli scimpanzé. Ha anche mostrato che gli scimpanzé privati del gioco diventano ostili e violenti. Ha fondato il Jane Goodall Institute nel 1977 ed è stata nel consiglio del National Institute for Play.

  • Il suo articolo del 1964 su Nature, “Tool-Using and Aimed Throwing in a Community of Free-Living Chimpanzees”, e il libro del 1971 In the Shadow of Man (Nella foresta delle scimmie) sono tra le sue opere più influenti
  • Messaggera di Pace dell’ONU e insignita del Kyoto Prize e della Legion d’Onore francese
  • La dott.ssa Jane è scomparsa il 1° ottobre 2025, a 91 anni
  • “Favorire il gioco non è un lusso: è una necessità.” — Jane Goodall, dalla homepage di NIFPlay

8. Dott.ssa Elisabetta Palagi: la donna che decifrò la “faccia da gioco”

Ha scoperto che le scimmie che imitano a vicenda la faccia da gioco continuano a giocare più a lungo. La dott.ssa Palagi conduce studi naturalistici sul comportamento sociale e sull’empatia nei primati all’Università di Pisa, in Italia. La sua ricerca esplora come si sviluppa il gioco negli scimpanzé e nei bonobo giovani e come i segnali di gioco regolino le relazioni sociali. Ha anche mostrato che i primati adulti usano il gioco per ridurre stress e conflitti. È editor delle riviste Behaviour, Primates e PLoS ONE.

Una faccia da gioco al momento giusto evita che una zuffa si trasformi in uno scontro vero.

  • Il suo articolo del 2011 su PLoS ONE, “Ontogenetic Trajectories of Chimpanzee Social Play: Similarities with Humans”, ha ricostruito come si sviluppa il gioco degli scimpanzé
  • Ha mostrato che i bonobo mantengono livelli più alti di motivazione al gioco nell’età adulta rispetto agli scimpanzé
  • Ha co-scritto con Marina Davila-Ross una rassegna del 2022 su risata, facce da gioco e mimetismo negli animali
  • “Non solo per divertimento!” — titolo dell’articolo di Palagi del 2018 sul gioco sociale come trampolino per la competenza sociale adulta nei primati

9. Dott.ssa Kathy Hirsh-Pasek: la donna che mise un segno di uguale tra gioco e apprendimento

Ha co-scritto un libro intitolato Einstein never used flash cards (Einstein non usava le flashcard). Hirsh-Pasek è una psicologa dello sviluppo alla Temple University, Senior Fellow alla Brookings Institution e co-autrice del fondamentale rapporto dell’American Academy of Pediatrics sul gioco. La sua ricerca esamina lo sviluppo precoce del linguaggio e della lettura-scrittura e il ruolo del gioco nell’apprendimento. Ha scritto 14 libri e centinaia di articoli con la collega di lunga data Roberta Golinkoff. Co-dirige l’Infant and Child Laboratory della Temple ed è stata eletta alla National Academy of Education nel 2021.

Il suo consiglio ai genitori stressati arriva direttamente dal sottotitolo: giocate di più, memorizzate di meno.

  • Ha co-curato Play=Learning (Oxford UP, 2006) con Roberta Golinkoff e Dorothy Singer
  • Ha co-fondato Playful Learning Landscapes, cresciuto fino a più di 20 città in oltre una dozzina di paesi
  • Ha co-fondato l’Ultimate Block Party, che nel 2010 ha richiamato più di 50.000 persone a Central Park
  • “Gioco e apprendimento vanno insieme.” — Kathy Hirsh-Pasek, Q&A del Center for Inspired Teaching

10. Dott.ssa Roberta Michnick Golinkoff: la donna che portò l’apprendimento al parco

Ha passato anni a studiare come i neonati imparano il linguaggio, poi ha portato la scienza al parco giochi. Golinkoff, fin dalle sue prime ricerche sul linguaggio infantile, è appassionata di tradurre la scienza dello sviluppo infantile per genitori e decisori politici. Ha scritto o co-scritto 16 libri e centinaia di pubblicazioni, tra cui il premiato Einstein Never Used Flash Cards (2003). Nel 2005 ha co-organizzato con Kathy Hirsh-Pasek la conferenza Play=Learning a Yale, da cui è nato l’influente libro Play=Learning (2006). Dirige il Child’s Play, Learning, and Development Laboratory dell’Università del Delaware e ha co-scritto il rapporto dell’American Academy of Pediatrics sul gioco.

La sua iniziativa Playful Learning Landscapes porta attività di apprendimento basate sul gioco nei parchi e negli spazi pubblici.

  • Ha co-scritto A Mandate for Playful Learning in Preschool (2008) e Becoming Brilliant (2016), entrato nella lista dei bestseller del New York Times
  • Ha co-fondato il movimento Ultimate Block Party per celebrare la scienza dell’apprendimento e del gioco
  • Ha parlato delle “6 C” di cui bambini e adulti hanno bisogno per crescere bene: collaborazione, comunicazione, contenuto, pensiero critico, innovazione creativa e fiducia
  • “I bambini imparano meglio giocando...” — Roberta Golinkoff, Child’s Play, Learning, and Development Lab, Università del Delaware

11. Jill Vialet: la donna che sistemò la ricreazione

Vialet ha fondato Playworks nel 1996 dopo aver visto come ricreazioni caotiche ed escludenti penalizzassero i bambini, in particolare nelle scuole con meno risorse. Playworks collabora con le scuole per formare allenatori e insegnare giochi cooperativi, sostituendo l’inattività e il bullismo con un coinvolgimento strutturato ma giocoso. Oggi raggiunge centinaia di migliaia di bambini nelle scuole degli Stati Uniti. Un importante studio della RAND Corporation ha rilevato che una ricreazione di qualità migliora il clima scolastico, riduce il bullismo e aumenta la disponibilità ad apprendere.

Alla ricreazione serviva solo un allenatore e un rapido giro di “sasso-carta-forbici”.

  • Ha ricevuto l’Ashoka Fellowship e il White House Champion of Change Award
  • Uno studio di Mathematica e Stanford ha rilevato che nelle scuole Playworks si impiegava il 27 per cento di tempo in meno per rientrare in classe dopo la ricreazione
  • Ha scritto il romanzo per ragazzi Recess Rules e il pionieristico Why Play Works: Big Changes Start Small; ora porta il gioco alla d.school di Stanford come Interim Academic Director
  • “Il gioco è il nostro primo maestro.” — Jill Vialet, intervista a Education Next

12. Dott.ssa Monica Blum: la donna che porto il gioco nella terapia.

Ha portato lo spirito giocoso in alcuni dei settori più “pesanti” della psicologia. La dott.ssa Blum è una psicologa clinica con più di 30 anni di esperienza nel trattamento del trauma complesso in bambini, adolescenti, adulti, coppie e famiglie. Si è formata al Barnard College della Columbia University e alla Bowling Green State University e ha uno studio privato a Highland Park, New Jersey. Il suo approccio unisce metodi scientificamente fondati a giocosità, umorismo e creatività. Guida il Play and Somatics Supervision Group, che aiuta i terapeuti abilitati a portare una pratica dallo spirito giocoso nel loro lavoro clinico.

Nel suo libro sostiene che una mentalità e uno spirito giocosi possano accelerare la guarigione anche da traumi complessi e cronici.

  • Ha scritto Inviting the Spirit of Play to Transform Trauma: Healing for All Ages (Routledge, 2025)
  • Distingue la giocosità dalla play therapy, sostenendo che lavora accanto a tutti gli orientamenti teorici
  • Ha supervisionato studenti di dottorato alla Rutgers Graduate School of Applied and Professional Psychology e tiene presentazioni a livello nazionale sulle pratiche di guarigione dal trauma non verbali e dell’emisfero destro
  • “Gioco e trauma: il perfetto disaccordo” — titolo di uno dei talk più noti di Blum (“Play and Trauma: The Perfect Mismatch”)

13. Dott.ssa Caroline P. Cárdenas: la donna che riportò il gioco tra gli operatori d’aiuto in burn-out

Ha passato due decenni come infermiera e psicoterapeuta, poi si è chiesta se il gioco potesse far tornare la compassione. La dott.ssa Cárdenas è una ricercatrice sul gioco, coach e oratrice pubblica che fonde neuroscienze affettive e gioco incarnato. La sua tesi di dottorato, The Significance of Play in Restoring Compassion (2022), è il primo studio psicologico a esaminare come il gioco basato sul corpo possa ridare empatia e senso di scopo ai professionisti dell’aiuto esauriti dal proprio lavoro. Ha creato The Circle of Play, un approccio di gioco basato su corpo e movimento per infermieri, medici, assistenti sociali, educatori, terapeuti e caregiver alle prese con burnout, affaticamento da compassione o perdita di gioia. I suoi workshop guidano i partecipanti attraverso esperienze di gioco immersive pensate per evocare immaginazione, stimolare creatività e coltivare empatia e compassione.

La sua missione è fare del gioco un diritto di nascita di ogni anima, attraverso identità, culture e generazioni.

  • Ha scritto “Hoop dancing to prevent and decrease burnout and compassion fatigue” (2014) e “Acts for Good” (2022)
  • Il suo approccio fonde le neuroscienze affettive con il gioco incarnato
  • Lavora come ricercatrice latina sul gioco per ampliare la conversazione e dare voce alla rappresentanza nella scienza del gioco
  • “Attraverso il sacro atto del gioco, trasformiamo i limiti in crescita...” — Caroline Cárdenas, The Circle of Pla

14. Dott.ssa Mariana Brussoni: la donna che difese l’arrampicarsi sugli alberi

Ha passato anni a contare gli infortuni infantili, poi ha concluso che ai bambini serve più rischio, non meno. Brussoni è una psicologa dello sviluppo e professoressa nel Dipartimento di Pediatria e nella School of Population and Public Health dell’University of British Columbia, dove dirige anche lo Human Early Learning Partnership. È arrivata al gioco attraverso la prevenzione degli infortuni. Si è preoccupata che gli sforzi ben intenzionati di proteggere i bambini finissero per rinchiuderli, pur essendo gli infortuni gravi rari. La sua revisione sistematica del 2015 ha rilevato che gli ambienti di gioco con spazio per il rischio aumentavano il tempo di gioco, l’interazione sociale, la creatività e la resilienza. La stessa revisione ha rilevato che standard di sicurezza rigidi e troppa supervisione frenavano i bambini. Il suo Outside Play Lab ha creato OutsidePlay.ca, uno strumento online gratuito che aiuta i genitori ad affrontare le proprie preoccupazioni e a fare un piano per più gioco all’aperto. Nel 2026 ha guidato uno studio in realtà virtuale su 424 bambini in Canada e Norvegia. I bambini che si prendevano più rischi nel gioco attraversavano le strade virtuali con più efficienza, senza più quasi-incidenti né collisioni.

Il ginocchio sbucciato, a quanto pare, fa parte del programma di studi.

  • Membro fondatore di Outdoor Play Canada, che nel 2019 ha intitolato a lei il suo primo premio
  • Eletta Fellow della Canadian Academy of Health Sciences nel 2026
  • Ha co-scritto “The Developmental Importance of Risky Play: A Cross-National Virtual Reality Study” (Journal of Environmental Psychology, 2026) con la ricercatrice norvegese sul gioco rischioso Ellen Beate Hansen Sandseter e colleghi
  • “Considero il gioco rischioso una strategia di prevenzione degli infortuni.” — Mariana Brussoni, Q&A della UBC Faculty of Medicine

15. Dott.ssa Jane McGonigal: la donna che gioca il futuro

Ha trasformato la propria guarigione in un gioco, e più di un milione di persone l’hanno giocato. McGonigal è Director of Game Research and Development all’Institute for the Future, dove guida il programma pubblico di adesione Urgent Optimists. Crea giochi pensati per risolvere problemi reali, in primis SuperBetter, che ha aiutato più di 1 milione di giocatori a riprendersi da sintomi di ansia, depressione, concussione e dolore cronico. È autrice bestseller del New York Times di Reality Is Broken, SuperBetter e IMAGINABLE, che attinge a psicologia e neuroscienze per mostrare come allenare la mente a pensare l’impensabile. Ha creato giochi per l’American Heart Association, il Comitato Olimpico Internazionale, la Banca Mondiale e la New York Public Library.

I pionieri hanno scritto il passato del gioco, lei sta già progettando ciò che verrà.

  • Ha un dottorato in Performance Studies a UC Berkeley e vi ha insegnato game design e teoria dei giochi, oltre che al San Francisco Art Institute
  • Indicata da Oprah Winfrey tra le “20 donne più ispiratrici del mondo”, Young Global Leader del World Economic Forum e tra i principali innovatori di MIT Technology Review che cambiano il mondo con la tecnologia
  • La sua ricerca si concentra su come i giochi possano aiutarci ad anticipare futuri difficili da prevedere, prepararci a ogni scenario e costruire resilienza e benessere; spera che un giorno un game designer vinca il Nobel
  • “Quando siamo nei mondi di gioco, [diventiamo] la versione migliore di noi stessi.” — Jane McGonigal, Reality Is Broken (2011), citata da The Marginalian

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